Preghiere per un’amica – Racconto di Susanna Boccalari

giugno 13, 2011 by · Commenti disabilitati su Preghiere per un’amica – Racconto di Susanna Boccalari
Filed under: Preziosa acqua 

Selima non aveva età: chi da anni si fermava per una sosta nella piccola oasi ai margini del deserto ricorda di averla sempre vista lì, davanti alla sua tenda, con gli otri di acqua fresca, del the profumato e ristoratore, e piccoli pani, da gustare con qualche dattero dolce e morbido.
Offriva questi piccoli doni ai turisti o ai nomadi del deserto con i gesti semplici di chi divide quello che ha con gioia, ma per un grande dono, quello dell’acqua, i gesti erano solenni, perché un bene così prezioso merita di essere donato con i riti tramandati dagli antichi adoratori dell’acqua.
Era diventata per tutti la custode del giardino e, nei racconti notturni dei viaggiatori, anche della fonte che alimentava il pozzo dell’oasi.

Ogni anno, sempre negli stessi giorni che il suo calendario interiore ben ricordava, Selima metteva in una sacca un po’ di cibo, di acqua, una piccola fascina di sottili rami secchi, una coperta e partiva per il suo personale pellegrinaggio.
La strada che solo lei sembrava intravedere tra le dune, la portava ad una bassa collinetta rocciosa dove, nella frescura di una grotta ben nascosta, sgorgava la sorgente d’acqua del suo pozzo.
La grotta era buia, piena di strani rumori e del suono meraviglioso di un rigagnolo d’acqua limpida e fredda che scorre tra i sassi, prima di inabissarsi sotto le rocce e la sabbia.
La lanterna di Selima faceva ben poca luce, ma quando arrivava al centro della grotta, i quarzi e le altre pietre rese lucide dalle gocce d’acqua che sprizzavano dal torrentello catturavano quella luce e l’ambiente angusto e freddo si trasformava in un mondo meraviglioso, dove i colori parevano rincorrersi tra loro e dove si formavano, per magia, mille arcobaleni.

Nella grotta Selima si sentiva bene, gli acciacchi che ogni anno sembravano allungare la strada per arrivare alla grotta, per incanto sparivano: nella pozza d’acqua calma che si era formata con gli anni a fianco della sorgente non vedeva il riflesso di un viso scuro e rugoso, ma quello di una giovane donna, bellissima e orgogliosa, che aveva deciso di dedicare la sua vita a quella sorgente, vivendo in povertà la ricchezza che scaturiva dalla roccia.

Ma quest’anno Selima è preoccupata: l’acqua del pozzo da qualche giorno ha uno strano sapore, il vento del deserto porta nuovi odori, sgradevoli e il livello del pozzo è calato.
La donna decide di andare a controllare la sorgente: nelle ossa sente uno strano presagio e nel cuore un peso che non l’abbandona.
Quando arriva in prossimità della collinetta il cuore sembra impazzirle nel petto: molti uomini sono al lavoro accanto a strani macchinari con cui stanno scavando, sollevando nuvole di polvere finissima. Dalle macchine escono fumi e odori puzzolenti che ammorbano l’aria: sebbene si sia allontanata pochissime volte dalla sua oasi, ha già visto in altri luoghi quelle cose, sa che presto della sua collinetta e della fonte non rimarrà nulla.
Gli uomini hanno trovato la fonte di un altro bene prezioso, per loro più prezioso dell’acqua: il petrolio.

Si avvicina a uno degli operai: per fortuna parla il suo dialetto e le spiega che non c’è niente da fare, per salvare la fonte. La collinetta sparirà, la faranno saltare con gli esplosivi, per costruire una strada e per posare un lunghissimo tubo che porterà il petrolio molto, molto lontano.
Quando lei spiega quanto preziosa sia quell’acqua per l’oasi, per i viaggiatori, per il villaggio vicino, l’uomo alza le spalle, indifferente.
Selima sente salire dentro di sé una rabbia enorme, che niente sembra essere in grado di fermare.
Si butta contro i macchinari, contro quegli uomini che non capiscono nulla, troppo impegnati a scrutare il pozzo del petrolio, cerca di graffiarli, di distruggere le loro carte, le loro tende. Urla fino a non avere più voce.
Una furia, che nessuno ha il coraggio di affrontare: basterebbe poco per fermare quelle quattro ossa fragili, ma farle del male non gioverebbe certo alla Compagnia.
Quando finalmente riescono a calmarla e a portarla in una tenda, Selima sente il capo del campo che parla con qualcuno che sta molto lontano e capisce che lei è un problema. Gli uomini del posto sanno quanto sia considerata Selima, quanto siano radicate certe tradizioni e superstizioni. Se Selima morisse, dovrebbero andarsere, abbandonare il campo: nessuno vorrebbe più lavorarci e sicuramente la maledizione della sua morte ricadrebbe sul pozzo.
Ma gli uomini che venivano da lontano si misero a ridere, fino alle lacrime, sentendo quelle storie e fecero tornare tutti al lavoro, dimenticandosi di Selima, che in preda alla disperazione, cominciò a gironzolare per il campo, in cerca di un’idea per fermare quello scempio.
Fu solo quanto arrivò accanto ad una casupola con degli strani cartelli alla porta che seppe cosa fare.
Gli uomini parlavano fitto fitto, ridacchiando e confabulando, ma Selima riuscì a capire quel che bastava: quando se ne furono andati, senza preoccuparsi di chiudere la porticina, la donna entrò furtiva, si impossessò di una piccola scatola che era stata riposta in un pesante armadio, con la chiave lasciata nella toppa, e con cautela si nascose dietro ad alcune rocce.

Nella notte, quando il sonno prese possesso del campo, l’ombra silenziosa di Selima arrivò fino alla fonte: recitò le preghiere più dolci e profonde che ricordava, chiese perdono all’acqua per il male che gli uomini le avrebbero fatto, si lavò con cura nel minuscolo laghetto, sistemò in un angolo le sue cose e si avviò verso il pozzo di petrolio, dove alcuni mostri di ferro attendevano pazienti gli operai.
Cominciò ad urlare, svegliò tutti gli operai: si accesero grandi luci, che cercarono nel buio della notte la donna. La videro avvicinarsi cautamente al pozzo che stavano scavando, riconobbero la scatola che teneva quasi teneramente tra le braccia. Quando capirono le sue intenzioni, cercarono scampo nella fuga, in preda al panico.
Salima adesso non aveva più paura e non provava pietà per quello che sarebbe successo a quegli uomini: loro non avevano voluto capire e meritavano di morire.
Un ultimo passo e Salima cadde dentro al foro, abbastanza grande per la sua esile figura.
La nitroglicerina contenuta della scatola esplose: ben poco rimase del campo, nessuno potè prendersela con gli operai che inavvertitamente avevano scordato di chiudere l’armadio dove era conservato l’esplosivo, nessuno ebbe il tempo per chiedersi se fosse davvero quella la maledizione per non aver rispetto della natura.
La grotta crollò quasi interamente, ma pochi giorni dopo una nuova piccola sorgente si fece largo tra pietre e sabbia… piccola, gentile, fresca e con una storia nuova da raccontare a chi aveva la pazienza e l’umiltà di ascoltare.

Intraprendere Blog Network

Magazine Blog Network, è ad oggi il più grande network italiano di blog professionali. Per proporci delle partnership, cambi, collaborazioni, avere informazioni pubblicitarie, inviarci un comunicato stampa contattateci. Il network è gestito da Ariapertalab, casa editrice e laboratorio di idee guidato da Giuseppe Piro.


il nostro network