Orfani di un bellissimo mondo – Racconto di Graneris Bernardo

giugno 10, 2011 by · 3 Comments
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I motori marittimi, galleggiando come boe, componevano un disegno luminoso che, dai flutti, trasportava l’energia direttamente alla figura azzurra e lucida del depuratore.

Il motoscafo degli ingegneri marittimi viaggiava spedito, tra un rotore e l’altro, nel tentativo di tenere i generatori alla massima efficienza.

Io e Rivo conoscevamo bene la parziale inutilità di quel lavoro, come tutti i lavori al depuratore, del resto, ma sapevamo bene che ogni sforzo, ogni fatica, ogni sacrificio era necessario per la sopravvivenza dell’insediamento.

Ora che anche le acque marine erano state contaminate dalle radiazioni delle ciminiere la sezione del depuratore marino stava per chiudere i battenti trasferendo gran parte degli addetti ai lavori a zone più sensibili. I non qualificati, ovvero gli addetti ai lavori con tesserino giallo, sarebbero stati rimandati a casa mentre gli idonei, quegli addetti ai lavori in possesso di tesserino rosso o verde, sarebbero stati riutilizzati in qualche modo. Rivo era un cartellino giallo ma si ostinava ugualmente a sorridere tentando di cancellare l’angoscia di un mondo del lavoro sempre più cinico e spietato, incapace di offrire qualsiasi sicurezza.

Come sono i valori idrici, oggi? – mi domandò, accendendo una sigaretta.

Sempre più sballati, come al solito.

Erano passati due anni da quando avevo preso a lavorare nel laboratorio chimico e, un contratto dopo l’altro, avevo visto lentamente crollare ogni efficienza degli impianti. All’interno del depuratore tutto stava velocemente invecchiando: attrezzature, cose, persone. Tutto era un deteriorarsi, un compromettersi. Tutto veniva sfinito dal tempo e dai ritmi serrati di un lavoro fondamentale. Ogni addetto ai lavori sapeva, in fondo, quanto fosse importante mantenere gli impianti in efficienza, per la sopravvivenza dell’insediamento ed era proprio questa la ragione che ci spingeva, nonostante tutto, a compiere al meglio il nostro lavoro.

Mia sorella si è ammalata, l’altro giorno – mi disse, abbassando lo sguardo.

Idroxite? – domandai.

Idroxite – confermò con una mossa del capo.

Secondo il Times l’idroxite era diventato il degno sostituto dell’HIV solo più veloce, doloroso e letale. Era una forma di tumore che colpiva stomaco, reni e vie urinarie con la velocità di uno sciame di formiche, divorando le persone dall’interno sino a farle collassare e poi morire.

Almeno metà dell’interzona, se non dell’insediamento intero, ne soffriva.

Secondo il presidente Munillipo era una conseguenza delle contaminazioni mentre secondo mio padre era la degna punizione del Dio denaro. Dal mio punto di vista, così come da quello degli altri addetti ai lavori, era dovuto alla qualità dell’acqua, sempre più contaminata. Ogni giorno la qualità dei campioni analizzati si rivelava più bassa costringendoci a ripetere più volte i cicli di depurazione su intere cisterne di materiale. Ma non bastava mai.

La qualità dell’acqua è sempre più scadente ed i rivenditori, per le strade, la allungano con piccole quantità di acqua contaminata – commentai, tristemente.

Lo so – rispose Rivo. – Ma non possiamo analizzare ogni bicchiere d’acqua che compriamo…

… possiamo solo sperare che capiti a qualcun altro e non a noi – conclusi, abbassando lo sguardo.

Sulla spiaggia una mezza dozzina di tecnici valutava l’efficienza energetica degli impianti di alimentazione. Il tono della loro voce era così alto da far arrivare un fastidioso brusio umano sino a noi, in cima alle balconate del depuratore. Rivo lanciò la sua sigaretta verso il mare lasciandola precipitare per i venti metri che ci separavano dalla spiaggia. Uno degli uomini sollevò lo sguardo.

I dottori hanno detto che non è ancora nella forma più grave e che forse è ancora recuperabile – spiegò. – Ma per quanto? L’acqua è contaminata sempre…

“E lo sarà sempre di più”. Pensai, ma lo tenni per me.

Avremo mai speranze di salvarci da questo mondo? – mi domandò.

Guardai il mare cullare dolcemente i generatori nell’abbraccio della baia. – Non lo so, Rivo. Non ho risposte come queste. Vorrei trovare una spiegazione anche al nostro tempo, alle terre aride e desolate oltre i confini delle torri, alle motivazioni che hanno spinto i padri dei nostri padri a costruire le ciminiere e a regalarci un futuro di radiazioni e malattia, ma ogni volta che ci penso, che penso a ciò che hanno fatto, a come hanno ridotto il nostro pianeta, non riesco a credere che tutto ciò è avvenuto per un qualcosa di giusto o sensato, come dice il presidente Munillipo. E se penso che tutto ciò è stato fatto per denaro, beh, mi viene il voltastomaco.

“Questo mondo non ha problemi irrisolvibili” – disse Rivo, citando Munillipo. – “L’importante è spingere sull’economia, sul lavoro”.

Ma sono tutte cazzate, lo sappiamo benissimo che non esiste più una soluzione a nulla, né all’acqua, ne alle radiazioni, ne alla vita in generale. Siamo condannati a rimanere ancorati in questo tempo, in questo mondo, che non assomiglia più per nulla a quelle immagini che vedevamo da bambini, sui libri di storia. La verità è che siamo un’altra generazione di sofferenza e solitudine.

Rivo guardò l’insediamento, alle nostre spalle, circondata dalle alte figure delle torri, illuminate dalla debole luce del crepuscolo. Ogni cosa taceva, vista da lassù, sia l’interzona che il centro sembravano dei reperti di un tempo antico, dimenticato, quando la luce illuminava i cartelloni pubblicitari e l’acqua scorreva tra rubinetti e fontane, libera.

Siamo rimasti orfani – commentò amaramente, Rivo. – Orfani di un bellissimo mondo.

Il suono della campanella ci richiamava ai nostri posti. La pausa era finita. Era ora di tornare al lavoro.

Il pesce rosso e la sua acqua – Racconto di Lorenzo Marone

giugno 8, 2011 by · 2 Comments
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Spendiamo milioni e milioni per cercare acqua su Marte e non facciamo niente per conservarla qui e per cercarne di più per quelli che hanno sete.
José Luis Sampedro, La senda del drago, 2006

Osservo il pesce muoversi nella boccia. Il rosso delle squame si vede a malapena. L’acqua è terrea, come quella degli stagni. Il povero pesciolino respira a fatica. Non c’è quasi più ossigeno in quella sfera. Perché non cambio l’acqua da troppo tempo. Ma non è colpa mia, è che non ce n’è più di acqua. E’ finita. Così, all’improvviso. Nessuno sa perché. Nessuno sa se ritornerà mai.
All’inizio si sono utilizzate le scorte, acqua imbottigliata, aranciate, succhi di frutta, vino. Poi sono finite anche quelle e si è passati agli amari e ai liquori. Qualsiasi liquido andava bene. Quando sono finiti anche questi ultimi, è sopraggiunta un’altra fase. Quella della disperazione. E della sopravvivenza.
Dapprima ho utilizzato l’acqua ancora presente nelle tubature. Ho divelto i rubinetti, forato i tubi, sfondato le piastrelle pur di assaporarne qualche goccia. Poi, quando ho capito che non avevo altra scelta, ho bevuto l’acqua del water. Ora non mi rimane che la boccia. L’ho lasciata per ultima perché è putrida, piena di escrementi. E puzza, eccome se puzza. Ma se voglio vivere, devo bere.
Afferro la boccia con entrambe le mani e me la porto alla bocca. Una zaffata mi assale. E’ odore di feci e ammoniaca. Escrementi e urina.
Chiudo gli occhi e faccio un lungo sorso. Avverto in bocca una strana poltiglia. Continuo a bere. Fin quando anche il povero pesce è risucchiato dalla mia avidità. Lo sento muoversi sulla lingua, cercare di scappare. Ma non può. Lo mando giù insieme all’ultimo sorso di acqua. Dovrei sentirmi meglio, ma non è così. La nausea è troppo forte. Devo rimettere. Mi avvio velocemente in bagno, ma non ci arrivo. Vomito sul parquet. Prima l’acqua con gli escrementi. Poi il pesce. Lo sento ancora una volta in bocca, avverto le scaglie pizzicarmi la lingua. Non riesco più a respirare. Sto per svenire.
Poi mi sveglio. Il pigiama impregnato di sudore, il respiro irregolare e una sensazione strana alla bocca dello stomaco. Guardo l’orologio. Sono le sette del mattino. Un incubo. È stato solo un immenso incubo. Meno male.
Devo bere. Corro in cucina e mi sembra di rinascere. Acqua limpida e fresca che invade la gola, che inebria il corpo. Acqua che scorre libera, senza freni, solo per me. Mi basta aprire il rubinetto. Sorrido, ripensando alla boccia e al pesce rosso. Alla disperazione che mi aveva assalito. Mi sfioro le labbra non più screpolate. È tutto svanito.
Mi disseto fino a che non sento lo stomaco gonfiarsi. Poi squilla il telefonino. Spero non sia già un cliente. Vado a rispondere. È un cliente. Resto un quarto d’ora al telefono.
Nel frattempo non ho chiuso il rubinetto.
L’acqua continua a scorrere.

 Lorenzo Marone

Mia signora – Racconto di Nelly Ucho

giugno 8, 2011 by · 3 Comments
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Il giorno in cui la conobbi era già vecchia e stanca . Aveva visto le storie di tanta gente e aveva sussurrato loro consigli preziosi rendendosi la loro migliore amica . Eppure la gente non capiva quanto fosse utile . Coloro che ne erano a contatto la ritenevano una signora inutile , incapace di stirare la sua gonna , fatta di perfezione e sapiena , e di preparare un buon pranzo , saziando le fauci degli ingordi . Se la vedessi da lontano la riconoscerei subito , la sua voce rilassante , la sua storia millenaria … Una storia fatta dalle storie di coloro che ne hanno accesso . Delle testimonianze sul passato , il presente e il futuro sbocciate in qualcosa di più importante degli stessi protagonisti . Io personalmente la vedo come un flusso di energia che si muove sinuosa tra le menti della gente . Impassibile davanti allo scorrere del tempo ; lei è lo scorrere del tempo . Il tutto . Qualcosa di talmente bello che anche il sole ci si specchia dando sfoggio dei suoi raggi migliori . E la luna , quella candida palla diafana , decide anche lei di concedersi a un flusso infinito di pazienza . Uno scrigno per i tesori più segreti e per le malefatte più terribili . Questa signora non ha un nome , ne ve la saprei descrivere se me lo chiedeste forse perchè la nostra mente limitata com’è non si estende a un concetto così grande come la purezza … dell’acqua … Quella signora , che si chiama acqua . La stessa che appartiene all’altro capo del mondo , la possiamo avere qui . Una delle poche cose che unisce tutti noi rendendoci tutti uguali e tutti stupidi nel coltempo . Talmente stupidi da non capire quanto quella signora sia importante … Quanto l’Acqua sia fondamentale per noi e il nostro cuore . Una medicina insapore , un raggio di freschezza che si fa spazio tra di noi .

Poesie e pensieri sull’Acqua – Lavoro coordinato da Serena Fezzardi

giugno 7, 2011 by · 1 Comment
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Sono una maestra di scuola elementare, ho letto il vostro bando riguardante il tema dell’acqua.

All’inizio dell’anno con i miei alunni di classe terza abbiamo parlato e ragionato dell’acqua e della sua importanza, poi abbiamo tradotto in poesia i nostri pensieri e le nostre emozioni ……. poesie e non racconti come richiesto dal bando, che tuttavia allego perché siano come un sorriso, una stretta di mano…

Serena Fezzardi

classe 3^C – Scuola Primaria “Don Milani”

Istituto Comprensivo Ugo da Como

25017 Lonato – Bs

Il sole sorride

tra le onde del mare,

l’acqua

gioca con i bambini

e canta canzoni antiche.

(Emiliano)

L’acqua corre

tra i sassi

e risveglia la vita,

l’acqua sorride

e sbocciano fiori,

l’acqua canta

e i bambini sognano.

(Andrea – Miriam)

Limpida

e luminosa

dalle antiche sorgenti

nasci

e vai

e vai

e sei fiume

e sei lago

e sei torrente.

Fresca

corri

tra sentieri ombrosi,

sei allegra,

sei preziosa,

sei fiorita,

sei la mia gioia.

(Lorenzo )

Acqua

azzurra come il cielo,

acqua

serena come l’arcobaleno.

Acqua

gentile

come una carezza

di vento lieve.

Acqua

dolce ninna nanna

nella sera che viene.

(Giada e Francesca)

 

L’acqua danza

e regala

al sole

mille arcobaleni.

L’acqua

canta con la sua voce serena.

L’acqua

gioca con i bambini.

L’acqua rinfresca

la mia pelle

L’acqua scivola nella mia gola

e mi ristora.

L’acqua ride con il vento

mentre dona la vita.

(Erika e Omema)

L’acqua viaggia

allegra e felice,

gioca con il vento,

scivola con le onde

ride

con il sole.

L’acqua è la mia gioia.

(Omar)

Sorridono

al sole

le onde d’argento.

Le alghe

abbracciano i pesci

e le voci dei gabbiani

colorano di gioia

il cielo.

Acqua spumeggiante

saltelli nei torrenti,

acqua ghiacciata

rinfreschi

ogni cosa

acqua frusciante,

racconti storie,

acqua allegra

giochi tra i sassi,

acqua tranquilla

piano piano formi il mare.

(Alice)

L’acqua

è fresca

e mi fa divertire.

L’acqua

è gioconda

e mi fa felice.

Io nuoto

e sogno.

(Erika)

L’acqua sgorga

fredda,

leggera,

ghiacciata

dalla sorgente.

L’acqua scende

azzurra,

chiara

e gioca

e danza

fra i sassi.

L’acqua,

canta senza fine,

e fugge,

e sussurra

e sorride.

L’acqua,

inno di gioia,

è dono prezioso

è da difendere,

è da custodire,

è da amare.

(Federico)

E l’acqua luminosa

sussurra

tra i sassi,

e l’acqua serena

scorre

tra i sentieri

ombrosi.

E l’acqua solitaria

scintilla

nella luce del mattino

E l’acqua fresca

sorride

nel segreto della sera.

E l’acqua

dorme

e non dorme mai

dorme

e non dorme mai

e dona la vita.

(Insieme)

Acqua

Incanta i bambini,

si arrabbia,

urla, salta

ma anche gioisce,

in un fresco abbraccio

senza fine.

E’ la felicità

di tutti noi.

(Luca)

Le onde

Le onde del mare

viaggiano allegre.

Scivolano

sulla sabbia

e accarezzano

i bambini.

(Gurpreet)

Acqua

La sua voce

attraversa

sentieri ombrosi,

mi viene

nella fantasia

e resta

nel cuore.

Corro nel sole

che mi fa sudare,

lei, preziosa e gentile,

mi rinfresca

come una principessa.

(Gurpreet)

Birichina

come una gattina,

fredda

come un ghiacciolo,

fiorita

come un prato a primavera,

magica

come una fata.

Con voce di onde

parla,

con i bimbi

sorride,

con i ruscelli gioca.

Acqua sei bella!

(Giada)

Come un velo trasparente

l’acqua scorre

limpida e veloce,

come un tamburo

scende scrosciante

e festosa,

saltella e sorride

e racconta

una storia senza fine.

(Rosa)

L’acqua

è un fiore d’argento,

è una farfalla che brilla,

è una rosa che illumina,

è una bimba che gioca,

l’acqua è un abbraccio felice.

(Giovanni)

Il sole

gioca tra le onde,

l’acqua

è limpida e chiara,

i pesci danzano.

All’orizzonte

una vela:

diviso è l’azzurro del cielo

da quello del mare.

(Laura)

L’acqua limpida

e birichina

forma i ruscelli.

L’acqua gentile

e calma

forma i laghi.

L’acqua fresca

e serena

scende dalle antiche sorgenti.

L’acqua azzurra e immensa

corre con gioia nel mare.

L’acqua è vita,

è gioia,

è un bene prezioso.

(Luigi)

Sorella acqua – di Giovanni Napolitano

giugno 6, 2011 by · 2 Comments
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Sorella acqua
che sprizzi dalla fonte
fresca e cristallina,
che scendi dal cielo
limpida, pura et abbondante.
Un Dio giocherella con la tua natura.
Ora sei pioggia, ora sei neve,
ora sei ghiaccio, grandine e vapore.
Spengi la sete, tergi le ferite,
sollevi benefica nella calura estiva.
Sei manto abbagliante sui monti,
sei forza poderosa nei torrenti,
risorsa vitale negli oceani sconfinati.
Un Dio ti ha benedetta dal tuo primo giorno.
Un dì ti ha trasformata in vino
per l’onore degli sposi
e ogni giorno ti mesce nel calice
dove è presente col suo sangue.
E’ l’acqua fonte di salvezza
e promessa di vita eterna.

Giovanni Napolitano

Acqua – di Marco Tiritan

giugno 6, 2011 by · 1 Comment
Filed under: Preziosa acqua 

Bevo avido acqua di sorgente
poi sciolto scendo a valle con lei
e mentre scorro veloce
mi passano accanto fiori
foglie
alberi
sento rumori di picchio
corro insieme a piccoli animali di bosco
vedo lontano
profili di catene montuose
sottili fragili nuvole e campi coltivati
viaggio come piuma leggera
sospeso nel dolce letto di roccia
terra
sabbia
tutto scorre
fluisce
scivola via
le mie parole diventano ossigeno
i miei muscoli sono idrogeno in movimento
gocce
liquido
flusso vitale in pendenza caparbia
senza età
come sempre
corso dritto e sinuoso
scosceso di cascata e liscio di canale
fluente sogno
arrabbiato prima
calmo e lento poi
mai fermo fino alla fine
nell’ampia notte
dove tutto ha origine
e semplice tutto si compie

Marco Tiritan

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