La simbiosi – Racconto di Giuseppe Acciaro



giugno 13, 2011 by
Filed under: Preziosa acqua 

Vanes premette il tasto play del registratore portatile per riavviare il nastro. Riascoltò soddisfatto lo scroscio delle onde del mare e il flusso sonoro pressoché costante del torrente che scorreva a pochi km da casa sua. Chiamò col cellulare Martino, il suo pastore, che si occupava delle capre e delle pecore, che lo informò sullo stato di salute di un paio di ovini. Riaccese nuovamente l’apparecchio e analizzò attentamente la registrazione, pensando all’eventualità di utilizzare quelle sonorità come parti integranti delle sue composizioni. Vanes
amava tantissimo le musiche di Brian Eno, di John Cage, Terry Riley, Steve Reich e cercava di carpirne i segreti immergendosi nei loro universi musicali.
La sera, sebbene fosse stanco dopo il lavoro, trovava quasi sempre le energie sufficienti per dedicarsi a questa sua grande passione. Quando non suonava l’organo, e dato che cenava abbastanza presto, d’estate prima dell’imbrunire camminava per un’ora e mezzo circa, arrivando in prossimità dei vari corsi che bagnavano la zona. Era sempre stato il sogno della sua vita quello di vivere in una zona ricca d’acqua e c’erano voluti degli anni e una serie di circostanze favorevoli prima che riuscisse a realizzarlo. Immergersi tra i suoni e gli elementi della natura (in primis l’acqua) costituiva lo scopo principale della sua esistenza. Vanes possedeva un carattere volitivo, e si impegnava a fondo per centrare i suoi obbiettivi. Non agiva come un panzer incurante di ogni ostacolo, ma quando gli capitava di imbattersi in alcune difficoltà, si prendeva il tempo necessario per capire come affrontarle e superarle.
Non era un gran nuotare ma amava l’acqua perché la sua presenza gli rasserenava lo spirito, indipendentemente da qualsiasi tipo di corso si trattasse. Aveva percepito questo beneficio fin da bambino, senza che nessuno lo avesse indirizzato in tal senso.
Teneva moltissimo all’equilibrio idrografico della sua zona, ed anche alla salute delle specie viventi che popolavano i corsi.
Vanes spense definitivamente il registratore e si guardò intorno. C’era un faggio che presentava una corteccia troppo sbrecciata e le foglie precocemente brunite. Si avvicinò all’albero per dargli un’occhiata più accurata poi si diresse verso il ruscello.
Sapeva che il ghiozzo, che contava diversi esemplari qualche anno prima, si stava estinguendo. Era un po’ di tempo che vedeva dei pescatori sportivi aggirarsi nei pressi del ruscello, e non aveva dubbi sul fatto che ne avessero causato una forte diminuzione.

Vanes si tolse gli stivali ed entrò in acqua, camminando lentamente sui sassi.
Un piccolo ghiozzo stava quasi immobile sul fondo. Il pesce sembrava fissarlo come a chiedergli aiuto. Vanes lo toccò, il ghiozzo ebbe un guizzo e cominciò a nuotare.
Vanes gli si affiancò, imitandolo.

Giuseppe Acciaro

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