Dolcemente il fiume – racconto di Milly Nale



giugno 6, 2011 by
Filed under: Preziosa acqua 

Ai due lati della strada si distinguevano i campi denudati ingialliti dai corti steli d’avena e dal grano falciati che coprivano il suolo come una barba rasa malamente. La terra annebbiata pareva fumare: le allodole cantavano in cielo. Altri uccelli bisbigliavano nelle macchie.
Proseguii il cammino fino al fiume, e mi sedetti accanto ad una sorgente che scaturiva ai piedi di una quercia, in mezzo ad una chioma d’erba esile e lucente di vita.
Mi inginocchiai e mi curvai a bere quell’acqua fredda e trasparente che mi bagnava rinfrescandomi piacevolmente il naso. La bevvi con piacere fisico come se avessi baciato la mia sorgente di vita. In parte era vero, perché il Fiora, che io percorrevo quel giorno in terra di Maremma era il mio fiume, il mio confidente al quale narravo le miei gioie, le mie ansie, i miei ricordi che mi riportavano alla mia terra d’origine: la Toscana.
Improvvisamente dalle crepe rupestri del fiume, il canto di un grillo risvegliò i miei pensieri, così assorti nelle contemplazione dell’acqua che mi scivolava via, gorgogliandomi accanto,
Più ascoltavo, più mi accorgevo che era lui, il grillo rosso di non troppo antica memoria, che m’invitava a ritornare a ritroso ad una storia curiosa che vi voglio raccontare.
Anche qui protagonista un fiume: L’Arno.
Il ragazzo aveva dell’Amore una visione tutta particolare. Diceva a se stesso che per amare bisogna essere ciechi, concedersi interamente, non vedere, non ragionare, non capire. E rinunciare a qualsiasi giudizio, a qualsiasi riflessione, a qualsiasi perspicacia.
Egli era incapace di questa assoluta cecità e ribelle alla seduzione non controllata. Di contro aveva una passione, pescare nel fiume, appunto nell’ Arno, che scorreva nella sua campagna.
Eppure, una volta per un’ora aveva creduto di amare.
Una sera aveva incontrato una personcina esaltata che, per una sua poetica fantasia, desiderava passare con lui una notte in barca sul fiume. Lui avrebbe preferito una camera da letto: però accettò il corso d’acqua e la barca come il segno del destino. Era lei, quella da tempo aspettata? Lei predestinata?
Era il mese di giugno. La ragazza scelse una notte di pleniluni per poter meglio esaltarsi.
Avevano cenato in una trattoria in riva al fiume; poi verso le dieci si erano imbarcati. Non si poteva negare che lo spettacolo fosse meraviglioso. I rospi emettevano il loro grido monotono e chiaro e lo scivolio dell’acqua corrente faceva intorno a loro una sorta di brusio confuso quasi impercettibile, inquietante che dava ai due giovani una vaga sensazione di paura misteriosa. Li invadeva il dolce incanto proprio delle notti tiepide e sui fiumi lucenti sotto la luna.
Era bello vivere e galleggiare così su quelle acque tranquille, trascinati dalla corrente che scivolava via, sognare e sentirsi accanto una giovane donna tenera e bella.
Il ragazzo si sentiva un po’ turbato, un po’ commosso, alterato dalla luce della sera e al pensiero della ragazza.
Siediti qui accanto a me – disse lei – .
Lui obbedì.
Lei riprese:
Ho un desiderio strano…. Voglio ricordare per sempre questi momenti. Voglio che tu li scriva. Ecco prendi carta e penna, le ho portate io, voglio che scrivi questi momenti magici e tutti nostri.
Al ragazzo gli parve troppo: rifiutò. Lei insistette. In realtà voleva tutto registrato, la grande orchestra del sentimento, la luna, il fiume…..
Il ragazzo finì per cedere e iniziò a scrivere:

“ …A poco a poco la barca si avvicina alla sponda e s’impiglia in una salice che la ferma e adagio adagio avvicino le labbra al suo collo.
Ma lei mi respinge con movimento vivace ed irritato:
Smettila villano.
Tento di attirarla, si dibatte, s’aggrappa all’albero e poco ci manca che finiamo in acqua.
Lei dice:
Se ci riprovi faccio rovesciare la barca.
Ed io torno a prendere i remi.
Lei mi domanda:
Vuoi farmi una promessa?
Si. Quale?
Di stare tranquillo, corretto e discreto se ti permetto……
Che cosa, dimmi?
Ecco. Vorrei coricarmi accanto a te, supina nella barca e guardare le stelle.
Grido:
Ci stò.
Lei continua:
Non capisci. Ci coricheremo fianco a fianco. Ma ti proibisco di toccarmi, di baciarmi insomma di….. dai che hai capito.
Prometto.
Lei sottolinea:
Se ti muovi faccio rovesciare la barca.
Ed eccoci coricati, uno accanto all’altra, con gli occhi al cielo, abbandonati alla corrente.
Io sento crescere in me una strana e viva commozione: una tenerezza infinita di aprire il cuore per amarsi, per darmi, per dare i miei pensieri, il mio corpo, la mia vita, tutto me stesso a qualcuno. Il fiume,il mio fiume ha forse compiuto il miracolo?
La mia compagna mormora come in sogno:
Dove siamo? Dove andiamo? Mi sembra di abbandonare la terra: come è tutto così dolce! Ah! Se tu mi amassi….un poco.
Il cuore mi batte furiosamente: mi sembra già di amarla. Non ho più nessun desiderio violento. Sto bene così, accanto a lei mi basta….
E così siamo a lungo, a lungo. La tengo abbracciata e scrivo…..scrivo…
Questa alleanza , casta, intima, assoluta dei nostri esseri vicini che s’appartengono senza toccarsi.. Che cos’è? Non so.. L’Amore forse o la magia dell’acqua che con il suo movimento lento e sinuoso ci trascina? Domande senza risposta .
Il giorno nasce a poco a poco.
Sono le tre del mattino.
Lentamente, una grande luminosità invade il cielo. Di fronte a noi, tutta la distesa del firmamento s’illumina, rosso, rosa, violetto, Chiazzate nuvole infuocate, simili a fumate d’oro.
Il fiume è di porpora. Il fiume è il nostro cammino. L’acqua…l’acqua: essenza di vita
Mi curvo verso di lei. Anch’ella è rosea, d’un roseo di carne sulla quale si è come posato un po’ del colore del cielo.
E’il momento dell’Incanto.
E’ il momento dell’Amore…. Chi sa?

Ieri nei pressi di Firenze, furono tratti dall’acque dell’Arno i cadaveri di due giovani. Un fiumarolo cortese, che aveva perquisito l’uomo per saperne il nome, gli trovò indosso questa lettera.

Milly Nale

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