Il pesce rosso e la sua acqua – Racconto di Lorenzo Marone

giugno 8, 2011 by · 2 Comments
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Spendiamo milioni e milioni per cercare acqua su Marte e non facciamo niente per conservarla qui e per cercarne di più per quelli che hanno sete.
José Luis Sampedro, La senda del drago, 2006

Osservo il pesce muoversi nella boccia. Il rosso delle squame si vede a malapena. L’acqua è terrea, come quella degli stagni. Il povero pesciolino respira a fatica. Non c’è quasi più ossigeno in quella sfera. Perché non cambio l’acqua da troppo tempo. Ma non è colpa mia, è che non ce n’è più di acqua. E’ finita. Così, all’improvviso. Nessuno sa perché. Nessuno sa se ritornerà mai.
All’inizio si sono utilizzate le scorte, acqua imbottigliata, aranciate, succhi di frutta, vino. Poi sono finite anche quelle e si è passati agli amari e ai liquori. Qualsiasi liquido andava bene. Quando sono finiti anche questi ultimi, è sopraggiunta un’altra fase. Quella della disperazione. E della sopravvivenza.
Dapprima ho utilizzato l’acqua ancora presente nelle tubature. Ho divelto i rubinetti, forato i tubi, sfondato le piastrelle pur di assaporarne qualche goccia. Poi, quando ho capito che non avevo altra scelta, ho bevuto l’acqua del water. Ora non mi rimane che la boccia. L’ho lasciata per ultima perché è putrida, piena di escrementi. E puzza, eccome se puzza. Ma se voglio vivere, devo bere.
Afferro la boccia con entrambe le mani e me la porto alla bocca. Una zaffata mi assale. E’ odore di feci e ammoniaca. Escrementi e urina.
Chiudo gli occhi e faccio un lungo sorso. Avverto in bocca una strana poltiglia. Continuo a bere. Fin quando anche il povero pesce è risucchiato dalla mia avidità. Lo sento muoversi sulla lingua, cercare di scappare. Ma non può. Lo mando giù insieme all’ultimo sorso di acqua. Dovrei sentirmi meglio, ma non è così. La nausea è troppo forte. Devo rimettere. Mi avvio velocemente in bagno, ma non ci arrivo. Vomito sul parquet. Prima l’acqua con gli escrementi. Poi il pesce. Lo sento ancora una volta in bocca, avverto le scaglie pizzicarmi la lingua. Non riesco più a respirare. Sto per svenire.
Poi mi sveglio. Il pigiama impregnato di sudore, il respiro irregolare e una sensazione strana alla bocca dello stomaco. Guardo l’orologio. Sono le sette del mattino. Un incubo. È stato solo un immenso incubo. Meno male.
Devo bere. Corro in cucina e mi sembra di rinascere. Acqua limpida e fresca che invade la gola, che inebria il corpo. Acqua che scorre libera, senza freni, solo per me. Mi basta aprire il rubinetto. Sorrido, ripensando alla boccia e al pesce rosso. Alla disperazione che mi aveva assalito. Mi sfioro le labbra non più screpolate. È tutto svanito.
Mi disseto fino a che non sento lo stomaco gonfiarsi. Poi squilla il telefonino. Spero non sia già un cliente. Vado a rispondere. È un cliente. Resto un quarto d’ora al telefono.
Nel frattempo non ho chiuso il rubinetto.
L’acqua continua a scorrere.

 Lorenzo Marone

Mia signora – Racconto di Nelly Ucho

giugno 8, 2011 by · 3 Comments
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Il giorno in cui la conobbi era già vecchia e stanca . Aveva visto le storie di tanta gente e aveva sussurrato loro consigli preziosi rendendosi la loro migliore amica . Eppure la gente non capiva quanto fosse utile . Coloro che ne erano a contatto la ritenevano una signora inutile , incapace di stirare la sua gonna , fatta di perfezione e sapiena , e di preparare un buon pranzo , saziando le fauci degli ingordi . Se la vedessi da lontano la riconoscerei subito , la sua voce rilassante , la sua storia millenaria … Una storia fatta dalle storie di coloro che ne hanno accesso . Delle testimonianze sul passato , il presente e il futuro sbocciate in qualcosa di più importante degli stessi protagonisti . Io personalmente la vedo come un flusso di energia che si muove sinuosa tra le menti della gente . Impassibile davanti allo scorrere del tempo ; lei è lo scorrere del tempo . Il tutto . Qualcosa di talmente bello che anche il sole ci si specchia dando sfoggio dei suoi raggi migliori . E la luna , quella candida palla diafana , decide anche lei di concedersi a un flusso infinito di pazienza . Uno scrigno per i tesori più segreti e per le malefatte più terribili . Questa signora non ha un nome , ne ve la saprei descrivere se me lo chiedeste forse perchè la nostra mente limitata com’è non si estende a un concetto così grande come la purezza … dell’acqua … Quella signora , che si chiama acqua . La stessa che appartiene all’altro capo del mondo , la possiamo avere qui . Una delle poche cose che unisce tutti noi rendendoci tutti uguali e tutti stupidi nel coltempo . Talmente stupidi da non capire quanto quella signora sia importante … Quanto l’Acqua sia fondamentale per noi e il nostro cuore . Una medicina insapore , un raggio di freschezza che si fa spazio tra di noi .

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