Vincitore e segnalati del concorso Preziosa Acqua

giugno 14, 2011 by · Commenti disabilitati su Vincitore e segnalati del concorso Preziosa Acqua
Filed under: Premiati, Preziosa acqua 

Ecco il vincitore del concorso Preziosa Acqua:

Il pesce rosso e la sua acqua – di Lorenzo Marone

Il vincitore sarà contattato dalla redazione via mail per la spedizione dei premi in palio.

Il comitato di lettura segnala inoltre:

1) I 3 racconti di Trap

2) Mia signora – di Nelly Ucho

3) L’acqua è preziosa – di Fulvio Bella

Anche questi 3 partecipanti riceveranno un premio (un pacco libri) dalla redazione.

Ringraziamo tutti i partecipanti per i racconti inviati, tutti di ottima qualità. In settimana partiremo con un nuovo concorso.

Seguiteci sul sito e sulla pagina Facebook.

Preghiere per un’amica – Racconto di Susanna Boccalari

giugno 13, 2011 by · Commenti disabilitati su Preghiere per un’amica – Racconto di Susanna Boccalari
Filed under: Preziosa acqua 

Selima non aveva età: chi da anni si fermava per una sosta nella piccola oasi ai margini del deserto ricorda di averla sempre vista lì, davanti alla sua tenda, con gli otri di acqua fresca, del the profumato e ristoratore, e piccoli pani, da gustare con qualche dattero dolce e morbido.
Offriva questi piccoli doni ai turisti o ai nomadi del deserto con i gesti semplici di chi divide quello che ha con gioia, ma per un grande dono, quello dell’acqua, i gesti erano solenni, perché un bene così prezioso merita di essere donato con i riti tramandati dagli antichi adoratori dell’acqua.
Era diventata per tutti la custode del giardino e, nei racconti notturni dei viaggiatori, anche della fonte che alimentava il pozzo dell’oasi.

Ogni anno, sempre negli stessi giorni che il suo calendario interiore ben ricordava, Selima metteva in una sacca un po’ di cibo, di acqua, una piccola fascina di sottili rami secchi, una coperta e partiva per il suo personale pellegrinaggio.
La strada che solo lei sembrava intravedere tra le dune, la portava ad una bassa collinetta rocciosa dove, nella frescura di una grotta ben nascosta, sgorgava la sorgente d’acqua del suo pozzo.
La grotta era buia, piena di strani rumori e del suono meraviglioso di un rigagnolo d’acqua limpida e fredda che scorre tra i sassi, prima di inabissarsi sotto le rocce e la sabbia.
La lanterna di Selima faceva ben poca luce, ma quando arrivava al centro della grotta, i quarzi e le altre pietre rese lucide dalle gocce d’acqua che sprizzavano dal torrentello catturavano quella luce e l’ambiente angusto e freddo si trasformava in un mondo meraviglioso, dove i colori parevano rincorrersi tra loro e dove si formavano, per magia, mille arcobaleni.

Nella grotta Selima si sentiva bene, gli acciacchi che ogni anno sembravano allungare la strada per arrivare alla grotta, per incanto sparivano: nella pozza d’acqua calma che si era formata con gli anni a fianco della sorgente non vedeva il riflesso di un viso scuro e rugoso, ma quello di una giovane donna, bellissima e orgogliosa, che aveva deciso di dedicare la sua vita a quella sorgente, vivendo in povertà la ricchezza che scaturiva dalla roccia.

Ma quest’anno Selima è preoccupata: l’acqua del pozzo da qualche giorno ha uno strano sapore, il vento del deserto porta nuovi odori, sgradevoli e il livello del pozzo è calato.
La donna decide di andare a controllare la sorgente: nelle ossa sente uno strano presagio e nel cuore un peso che non l’abbandona.
Quando arriva in prossimità della collinetta il cuore sembra impazzirle nel petto: molti uomini sono al lavoro accanto a strani macchinari con cui stanno scavando, sollevando nuvole di polvere finissima. Dalle macchine escono fumi e odori puzzolenti che ammorbano l’aria: sebbene si sia allontanata pochissime volte dalla sua oasi, ha già visto in altri luoghi quelle cose, sa che presto della sua collinetta e della fonte non rimarrà nulla.
Gli uomini hanno trovato la fonte di un altro bene prezioso, per loro più prezioso dell’acqua: il petrolio.

Si avvicina a uno degli operai: per fortuna parla il suo dialetto e le spiega che non c’è niente da fare, per salvare la fonte. La collinetta sparirà, la faranno saltare con gli esplosivi, per costruire una strada e per posare un lunghissimo tubo che porterà il petrolio molto, molto lontano.
Quando lei spiega quanto preziosa sia quell’acqua per l’oasi, per i viaggiatori, per il villaggio vicino, l’uomo alza le spalle, indifferente.
Selima sente salire dentro di sé una rabbia enorme, che niente sembra essere in grado di fermare.
Si butta contro i macchinari, contro quegli uomini che non capiscono nulla, troppo impegnati a scrutare il pozzo del petrolio, cerca di graffiarli, di distruggere le loro carte, le loro tende. Urla fino a non avere più voce.
Una furia, che nessuno ha il coraggio di affrontare: basterebbe poco per fermare quelle quattro ossa fragili, ma farle del male non gioverebbe certo alla Compagnia.
Quando finalmente riescono a calmarla e a portarla in una tenda, Selima sente il capo del campo che parla con qualcuno che sta molto lontano e capisce che lei è un problema. Gli uomini del posto sanno quanto sia considerata Selima, quanto siano radicate certe tradizioni e superstizioni. Se Selima morisse, dovrebbero andarsere, abbandonare il campo: nessuno vorrebbe più lavorarci e sicuramente la maledizione della sua morte ricadrebbe sul pozzo.
Ma gli uomini che venivano da lontano si misero a ridere, fino alle lacrime, sentendo quelle storie e fecero tornare tutti al lavoro, dimenticandosi di Selima, che in preda alla disperazione, cominciò a gironzolare per il campo, in cerca di un’idea per fermare quello scempio.
Fu solo quanto arrivò accanto ad una casupola con degli strani cartelli alla porta che seppe cosa fare.
Gli uomini parlavano fitto fitto, ridacchiando e confabulando, ma Selima riuscì a capire quel che bastava: quando se ne furono andati, senza preoccuparsi di chiudere la porticina, la donna entrò furtiva, si impossessò di una piccola scatola che era stata riposta in un pesante armadio, con la chiave lasciata nella toppa, e con cautela si nascose dietro ad alcune rocce.

Nella notte, quando il sonno prese possesso del campo, l’ombra silenziosa di Selima arrivò fino alla fonte: recitò le preghiere più dolci e profonde che ricordava, chiese perdono all’acqua per il male che gli uomini le avrebbero fatto, si lavò con cura nel minuscolo laghetto, sistemò in un angolo le sue cose e si avviò verso il pozzo di petrolio, dove alcuni mostri di ferro attendevano pazienti gli operai.
Cominciò ad urlare, svegliò tutti gli operai: si accesero grandi luci, che cercarono nel buio della notte la donna. La videro avvicinarsi cautamente al pozzo che stavano scavando, riconobbero la scatola che teneva quasi teneramente tra le braccia. Quando capirono le sue intenzioni, cercarono scampo nella fuga, in preda al panico.
Salima adesso non aveva più paura e non provava pietà per quello che sarebbe successo a quegli uomini: loro non avevano voluto capire e meritavano di morire.
Un ultimo passo e Salima cadde dentro al foro, abbastanza grande per la sua esile figura.
La nitroglicerina contenuta della scatola esplose: ben poco rimase del campo, nessuno potè prendersela con gli operai che inavvertitamente avevano scordato di chiudere l’armadio dove era conservato l’esplosivo, nessuno ebbe il tempo per chiedersi se fosse davvero quella la maledizione per non aver rispetto della natura.
La grotta crollò quasi interamente, ma pochi giorni dopo una nuova piccola sorgente si fece largo tra pietre e sabbia… piccola, gentile, fresca e con una storia nuova da raccontare a chi aveva la pazienza e l’umiltà di ascoltare.

L’acqua non disseta, se è pubblica – Racconto di Trap (pseudonimo)

giugno 13, 2011 by · Commenti disabilitati su L’acqua non disseta, se è pubblica – Racconto di Trap (pseudonimo)
Filed under: Preziosa acqua 

L’orologio gli dice: tre giorni. Senz’acqua. Senza cibo. Bendato, imbavagliato. Poi abbandonato nudo (prono, prostrato) s’un’isola immacolata (oceano indiano?).

Fazzoletto di sabbia incandescente. Al centro una palma, altissima. In cima: oggetti luccicanti (bottiglie di acqua?).

Si mette carponi, quasi striscia. Barba ispida, capelli come rovi. Occhi come vuoti a perdere.

Il riverbero della sabbia lo marchia a fuoco. Lento.

Vede uno zainetto, a venti metri da lui. La lingua porta poche gocce di saliva alle labbra.

Lo raggiunge prosciugato di energie come Filippide dopo Maratona. Dentro ci sono:

2 scatole di alici sotto sale,

3 pacchetti di arachidi salate,

1 confezione di cracker salati,

½ kg di gorgonzola saporito,

1 sacchetto di stoffa con pecorino di fossa,

2 vasetti di peperoncini farciti con capperi e acciughe,

1 salame piccante.

1 bottiglia di vodka al peperoncino.

Il sole brucia la pelle, la screpola: calanchi scavati da unghioni incandescenti. La palma non fa ombra.

Mangia

Mastica

Lento

Deglutisce

a fatica.

Buio. Luce.

Buio. Luce.

Ha consumato tutto il cibo: labbra e angoli della bocca sono crepacci carsici.

La bottiglia della vodka è vuota.

Fissa ebete la cima della palma, sbrilluccicante.

Con sforzo estremo si trascina al mare. Beve con avidità il veleno salato.

Cerca di mettersi in ginocchio: vertigini, palpitazioni.

Occhi a fuoco sul nulla.

A fuoco.

Perde coscienza.

Muore.

Screpolato come il Salar de Uyuni.

– La scena finale la taglierei: stop quando sta per ingozzarsi di acqua di mare. Poi, l’attore che s’inebria della nostra Dissetella: muscoloso, ben pettinato, pelle fresca, tonica, abbronzata. Sguardo immerso nella contemplazione del piacere fisico. Lo slogan…?

– Di sete non morrai se a garganella

berrai estate e inverno Dissetella. E’ scientificamente provato che almeno il 70% della popolazione mondiale non riuscirà più a bere normale acqua, del rubinetto o imbottigliata che sia. Quelli che invocavano l’acqua come risorsa a disposizione di tutti, saranno finalmente contenti: non la vorrà più nessuno! E noi saremo ricchi più dei petrolieri.

Grande! Ah, geniale anche l’idea delle telecamere piazzate in cima alla palma: è morto senza accorgersi di niente.

Fontana pubblica privata di acqua – Racconto di Trap (pseudonimo)

giugno 13, 2011 by · Commenti disabilitati su Fontana pubblica privata di acqua – Racconto di Trap (pseudonimo)
Filed under: Preziosa acqua 

Drof, drop, droch, droffete, droppete, drocchete, drdrdr…
C’è una fontana che perde perdio, è uno scialo di denaro pubblico e i negretti muoiono di sete laggiù in Africa. Dov’è?
E’ giù nel cortile, la povera fontana malata. Che spasimo sentirla tossire. Tossisce, tossisce, un poco tace. Di nuovo tossisce. Come un catarroso vecchio senza senso.
Fino a ieri rigogliosa dispensatrice di sollievo, di refrigerio per grandi e piccini, per umili e potenti, ricchi e poveri. Uguale per tutti e per tutti allo stesso costo: un grazie dal cuore.
Povera fontana, il male che tu hai mi opprime il cuore.
Tace, non getta giù nulla. Tace, non si sente rumore di sorta. Che forse… che forse sia morta?
Diceva che spreco! che spreco! e allora ha strozzato il condotto.
Orrore! Ah no, rieccola, ancora tossisce.
Drof, drop, droch, droffete, droppete, drdrdr…
E’ viva, ma… la tisi la uccide, priva di forze. Dio santo, quel suo eterno tossire mi fa morire, un poco va bene, si sopporta, ma così tanto…
Che lagna!
diceva ma andate, correte, chiudete la fontana, anche la fonte, mi uccide quel suo eterno tossire! Andate, mettete qualcosa per farla finire, magari morire. Ogni goccia che perde, così senza costrutto è una goccia sprecata del mio sangue!
Madonna, Gesù, non più! Mia povera fontana, col male che hai finisce che uccidi me pure.
Drof, drop, droch, droffete, droppete, drocchete, drdrdr…
Son venuti, che bello, vestiti con tute, con ferri e congegni han risolto il problema. Adesso non goccia, non più, la fontana, non esce più l’acqua, però c’è un cartello che dice Inserisci la monetina, avrai tutta l’acqua per ben un minuto!
Che bello che più non ha colpi di tosse la mia fontanella laggiù nel cortile. Che pace che quiete che regna sovrana, non più quello scorrere d’acqua continua o quel gocciolio nemico del sonno. Bastava assai poco per questo trionfo: che l’acqua portasse a qualcuno profitto.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch…

P.S. Solo per estremo scrupolo preciso che il testo si ispira con ogni evidenza e con la massima riverenza alla poesia ‘Fontana malata’ di Aldo Palazzeschi.

Idrodipendenza – Racconto di Trap (Pseudonimo)

giugno 13, 2011 by · Commenti disabilitati su Idrodipendenza – Racconto di Trap (Pseudonimo)
Filed under: Preziosa acqua 

Sei anni, una vita d’inferno. Decine di litri d’acqua minerale ogni giorno, bevuti spesso di nascosto: a canna, succhiando sorsate come un bimbo affamato ciuccia dalla tetta materna.
Galeotta fu una pubblicità, sentita in un momento di particolare stress. In contemporanea la sua retina fu invasa dall’immagine di una bottiglia d’acqua minerale. Da allora, a contatto con quella pubblicità prese a sbavare, poi la gola si seccava e lui doveva bere, bere e ancora bere. Indifferente la marca, purché fosse acqua minerale. Dopo un anno la dipendenza: aguzzina sempre più spietata e capace di raffinati raggiri per schiavizzarlo.
Appena sveglio, mente e corpo correvano a ‘lei’: prima ancora di pensarla, il collo della bottiglia sfondava le paratie delle sue labbra.
I genitori prima, la moglie poi, avevano escogitato ogni stratagemma per inibirgli la bottiglia: rinunciarono a bere acqua imbottigliata. Ma lui aveva una fantasia diabolica nel camuffare bottiglie e bottigliette. I primi tempi ne chiedeva in continuazione ai coinquilini, ignari di tutto, anche se un po’ stupiti della bizzarria di questo giovanottone che mendicava acqua minerale con le scuse più inverosimili. Messi sull’avviso, si erano scatenati a elaborare le scuse più baldracche per eludere le sue richieste.
Idrano Frizzi cominciò a trascinarsi da un bar all’altro, supplicando un bicchier d’acqua: – No, non quella del rubinetto! Ho un rene solo e il calcare me lo soffoca. Mai visto mendicare l’acqua; ma dato che si accontentava di così poco, nessuno gliela negava.
Ne comperava anche, ovvio: a pacchi da sei bottiglie da due litri, che gli duravano lo spazio di un paio di film in tivù a casa sua. Già, perché uno dei risvolti più tragici dell’idrodipendenza era l’impellente e costante bisogno di fare pipì. Ne era ossessionato, tanto da non capire più quale fosse il vero dramma della sua esistenza: trovare l’acqua imbottigliata o un gabinetto dove mollarla? Non di rado si trovava nella situazione di dover svuotare la vescica senza avere a disposizione l’orinatoio. Sempre più spesso lo si vedeva dare di spalle al pubblico davanti a una pianta, a una siepe ornamentale, al fiume. Poi anche i muri cominciarono a imbibirsi dei suoi pisciosi umori: ben presto il paese assunse la tipica fragranza del territorio marcato da un gatto iperferormonico.
Fu fatto divieto assoluto ai negozianti di vendergli acqua in bottiglia e ai baristi di servirgliene o regalargliene. Cadde preda degli spacciatori, che a caro prezzo gli procuravano la sostanza proibita.
Si diede ai furti, alle rapine. Arrestato, accettò il ricovero in una comunità terapeutica. Qui finalmente svelarono il mistero: aveva un bisogno insopprimibile di fluoro e solo le acque che ne contenevano parecchie parti per milione erano in grado di saziarlo. Poi era subentrata la necessità di dosi sempre più massicce.
– Ce ne siamo resi conto – dichiarò uno degli operatori della Comunità ‘Idris salutis’ – vedendo nottetempo un fantasma fosforescente che correva verso il bagno tenendosi le mani sui genitali.
Grazie a un sapiente dosaggio, Idrano riuscì a sostituire via via il fluoro dell’acqua con quello di un farmaco. Del quale divenne dipendente ed efficacissimo testimonial. Pagato in fiale e compresse.
Ora è del tutto guarito: fa sempre il giro dei bar, ma beve solo Campari col bianco. Vizietto che lo colloca in una tranquilla normalità, socialmente accettato. Solo accennargli a quel periodo maledetto gli procura improvvisi attacchi di panico, sedati al volo con un comparino.

La simbiosi – Racconto di Giuseppe Acciaro

giugno 13, 2011 by · Commenti disabilitati su La simbiosi – Racconto di Giuseppe Acciaro
Filed under: Preziosa acqua 

Vanes premette il tasto play del registratore portatile per riavviare il nastro. Riascoltò soddisfatto lo scroscio delle onde del mare e il flusso sonoro pressoché costante del torrente che scorreva a pochi km da casa sua. Chiamò col cellulare Martino, il suo pastore, che si occupava delle capre e delle pecore, che lo informò sullo stato di salute di un paio di ovini. Riaccese nuovamente l’apparecchio e analizzò attentamente la registrazione, pensando all’eventualità di utilizzare quelle sonorità come parti integranti delle sue composizioni. Vanes
amava tantissimo le musiche di Brian Eno, di John Cage, Terry Riley, Steve Reich e cercava di carpirne i segreti immergendosi nei loro universi musicali.
La sera, sebbene fosse stanco dopo il lavoro, trovava quasi sempre le energie sufficienti per dedicarsi a questa sua grande passione. Quando non suonava l’organo, e dato che cenava abbastanza presto, d’estate prima dell’imbrunire camminava per un’ora e mezzo circa, arrivando in prossimità dei vari corsi che bagnavano la zona. Era sempre stato il sogno della sua vita quello di vivere in una zona ricca d’acqua e c’erano voluti degli anni e una serie di circostanze favorevoli prima che riuscisse a realizzarlo. Immergersi tra i suoni e gli elementi della natura (in primis l’acqua) costituiva lo scopo principale della sua esistenza. Vanes possedeva un carattere volitivo, e si impegnava a fondo per centrare i suoi obbiettivi. Non agiva come un panzer incurante di ogni ostacolo, ma quando gli capitava di imbattersi in alcune difficoltà, si prendeva il tempo necessario per capire come affrontarle e superarle.
Non era un gran nuotare ma amava l’acqua perché la sua presenza gli rasserenava lo spirito, indipendentemente da qualsiasi tipo di corso si trattasse. Aveva percepito questo beneficio fin da bambino, senza che nessuno lo avesse indirizzato in tal senso.
Teneva moltissimo all’equilibrio idrografico della sua zona, ed anche alla salute delle specie viventi che popolavano i corsi.
Vanes spense definitivamente il registratore e si guardò intorno. C’era un faggio che presentava una corteccia troppo sbrecciata e le foglie precocemente brunite. Si avvicinò all’albero per dargli un’occhiata più accurata poi si diresse verso il ruscello.
Sapeva che il ghiozzo, che contava diversi esemplari qualche anno prima, si stava estinguendo. Era un po’ di tempo che vedeva dei pescatori sportivi aggirarsi nei pressi del ruscello, e non aveva dubbi sul fatto che ne avessero causato una forte diminuzione.

Vanes si tolse gli stivali ed entrò in acqua, camminando lentamente sui sassi.
Un piccolo ghiozzo stava quasi immobile sul fondo. Il pesce sembrava fissarlo come a chiedergli aiuto. Vanes lo toccò, il ghiozzo ebbe un guizzo e cominciò a nuotare.
Vanes gli si affiancò, imitandolo.

Giuseppe Acciaro

Pagina successiva »

Intraprendere Blog Network

Magazine Blog Network, è ad oggi il più grande network italiano di blog professionali. Per proporci delle partnership, cambi, collaborazioni, avere informazioni pubblicitarie, inviarci un comunicato stampa contattateci. Il network è gestito da Ariapertalab, casa editrice e laboratorio di idee guidato da Giuseppe Piro.


il nostro network