LA SCUOLA RACCONTATA ALLA MIA PROF. IDEALE



giugno 8, 2010 by
Filed under: Reportage scuola 

LA SCUOLA RACCONTATA ALLA MIA PROF. IDEALE

Parte I

Due gambe, due braccia… no, non possono essere alieni… due occhi, due mani… sembrerebbe tutto in regola!

Prof. si è mai soffermata a riflettere su cosa accade, nel corso del tempo, a chi assume il titolo di docente?

Persone normalissime che intraprendono la carriera scolastica, chi per “vocazione”, chi per “rivendicazione” contro tutti gli anni passati tra i banchi di scuola a subire “violenze” psicologiche di vario tipo. Persone della porta accanto, che magari hanno anche una famiglia. Si, insomma che tornando a casa si infilano il grembiule per non sporcarsi la maglia, mentre girano il sugo che hanno preparato per il marito affamato.

Si è mai chiesta com’è possibile che i docenti appena mettano il piede nella scuola si trasformino? Delicate signore in gonnella, madri di famiglia, diventano la strega di Hansel e Gretel anche se falsamente continuano a ripetere “Non ti mangio mica”. Impeccabili e austeri professori, con il colletto inamidato e la valigetta in finta pelle, fanno a gara per assomigliare il più possibile all’incredibile Hulk, tanto che quando si infuriano, fanno scatenare un vortice danzante di sedie, banchi e cancellini, con le vene varicose sul collo che gli fanno avere una tonalità di cute simile a pomodori marci?!

Sono pronti a far tremare classi intere con il solo scorrimento del dito ben diritto, magari mezzo sudaticcio, passato sul registro a setaccio di vittime innocenti pronte per la deportazione ad Auschwitz. Sono sempre loro, pronti a scagliarsi contro gli alunni più insicuri e indifesi coinvolti nell’interrogazione, per trovare errori, orrori e difetti vari e, quando capita… la deflagrazione. Bum! Ecco che inizia il veloce scuotimento di testoline, prima a destra, poi a sinistra, di nuovo a destra e così via.

Loro che per la stragrande maggioranza dei casi votano a sinistra ma sono gli unici esseri umani con il cuore che punta verso destra, godono di una politica razziale. Trattano i poveri imbecilli come la peggior razza di extracomunitari, lasciandoli affogare nelle loro acque. Non hanno pietà nemmeno per coloro che di tanto in tanto fanno qualche battuta, così tanto per rendere più gradevole la lezione. Macchè, questi gesti istrionici vengono tacciati come maleducati, vandalici, esibizionistici, insomma da punire come se facessero parte di un gay pride.

Prof. non voglio esagerare. Non mi azzarderei mai a dire che è frequente trovare tra gli insegnanti quelle persone divenute celebri perché, colte da raptus di follia, uccidono la famiglia a sprangate. Quello che voglio dire è che dietro le lenti di questi borghesucci, con le loro piccole utilitarie, che non mancano mai alle cene organizzate dalla scuola o di pagare la loro quota per i fiori del collega morto, si celano persone che hanno capito l’inutilità del loro ruolo e che per difesa finiscono per prendersi troppo sul serio. È un sadismo nascosto il loro, che miete vittime tra le vittime. La loro azione finisce con l’assomigliare sempre più all’istinto atavico di togliere le pellicine o grattar via le crosticine non appena queste si formano. Per non parlare di quei docenti che producono volutamente delle ferite per avere più materiale da scrostare durante l’anno. Diciamo pure, con tutta onestà, che i docenti non esisterebbero se non ci fossero i discenti. Ma soprattutto che i bravi docenti non esisterebbero se non ci fossero i cattivi discenti. È un po’ come per i supereroi. Superman non avrebbe motivo di mettersi quel ridicolo costume se non ci fosse Joker. E meno che mai Spiderman sarebbe chiamato a spruzzare ragnatele ovunque se New York City non fosse in pericolo. Ecco, Prof., credo che sia proprio questo. I miei insegnanti credono di essere dei supereroi e di dover sconfiggere il male. Nel loro delirio il male dilaga ovunque e assume le sembianze della disortografia, della dislessia, della discalculia, ma cosa ancor peggior del disinteresse. Già oltre che ignoranti, sognatori, perditempo, veniamo etichettati come privi di curiosità. Se lo immagina, Prof., un tizio anonimo entra in classe con una camicetta a quadri comprata da Mas e un pantalone ascellare tenuto stretto da una cinta logora il cui perno è a un centimetro dalla fine e noi siamo quelli con poca curiosità e non aperti al nuovo?

Insomma il bue dice cornuto all’asino. E poi c’è da capire cosa intendono, queste brillanti menti, per “nuovo” se la loro novità è un argomento di storia datato 300 a.C. Ecco, questi vogliono propinarci un vestito vecchio, preso dal decrepito baule della soffitta, senza nemmeno dargli una spolverata ed esigere che noi lo indossiamo e che ci calzi a pennello. Sostengo che se lo stesso Dante fosse in vita avrebbe il mio stesso impulso di sferrare calci nel sedere al docente di turno per il modo becero e noioso con cui trasforma la sua opera in una Divina Tragedia. Non sto dicendo che in classe debba venire per forza Benigni ma, che diamine, almeno un individuo un po’ più espressivo e vitale che, senza salire sui banchi, sia in grado di catturare l’attenzione e trasmettere emozioni. Macchè! Niente! Il grigio, il vuoto. Legge o fa leggere quei versi come se si trattasse della composizione chimica del detergente intimo o del dentifricio, ai quali nessuno presta attenzione se non in bagno, nelle occasioni particolari e quando è sparita la settimana enigmistica o topolino. Prof. me lo dica lei. Come devo fare per sopravvivere?

Prof. Katia Carlini – docente precaria di filosofia, psicologia e scienze dell’educazione;

Alunna Saida Mazzarini del VBS del liceo delle scienze sociali S.Rosa di Viterbo;

Alunna Miriamo Monaco del VBS del liceo delle scienze sociali S.Rosa di Viterbo;

Alunna Paola Sensini del IVH del liceo scientifico Isacco Newton di Roma

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