LA SCUOLA RACCONTATA ALLA MIA PROF. IDEALE – Parte II



giugno 8, 2010 by
Filed under: Reportage scuola 

LA SCUOLA RACCONTATA ALLA MIA PROF. IDEALE

Parte II

Perché noi studenti dovremmo sforzarci di comprendere antichi viaggi passati e amori platonici, se i nostri “intelligentissimi” insegnanti pensano ancora che facebook o MSN siano lo strano nome di un piatto orientale?

Noi saremo anche dei testoni ma ha mai visto, prof., l’espressione di un docente dinanzi alla parola tecnologia? Oppure ha mai notato gli occhi pieni di paura quando gli esimi sono costretti a dover usare il computer? Scrivere una semplice lettera per loro diventa una specie di “mission impossible”. Le mani sudano, le guance diventano rosse, gli occhi si riempiono di terrore e la testa, se la si guarda con attenzione, inizia a “fumare”!

In fondo però non è colpa loro. Alcuni ci provano a diventare amici di questo strano strumento alieno tuttavia con scarsi, o al massimo, mediocri risultati. Ma c’è una cosa che gli insegnanti temono più del computer: i cellulari. È si prof., i cellulari, per i nostri cari insegnanti sono una zona con divieto di sosta, rimozione forzata, uno stop con divieto d’accesso ai camion guidati dai docenti. Per loro usare il T9 significa decifrare la stele di Rosetta. Non riescono a capirne il meccanismo e tutti i loro tentativi si trasformano in umilianti fallimenti. La cosa più assurda è che si perdono nelle cose più elementari. Mi è capitato di dovere ascoltare brillanti insegnanti che mi chiedevano come mettere il silenzioso, la vibrazione, salvare una foto, mettere la sveglia o addirittura come cambiare suoneria. Allora io mi domando come è possibile che io debba essere giudicata per delle abilità obsolete da chi non possiede gli strumenti per vivere il presente?

E comunque anche per tutta quella roba che puzza di muffa o al massimo di naftalina che ci propinano i nostri insegnanti, io lo confesso. Ebbene si, io sono una persona che ha bisogno di essere sollecitata. È più forte di me, non posso farci niente, non posso fare a meno di perdermi in sogni e fantasie se la realtà si presenta poco interessante. Il mondo, per me si divide in due categorie, quelli che trovano un input interno per rimanere svegli e quelli che necessitano di una pacca sulla spalla per tirare avanti. Io appartengo alla seconda specie. In classe, allora, per quelli come me è dura. Cerco in ogni modo di rimanere vigile per restare in quella parte di mondo monotona e monocorde. Cambio posizione sulla sedia, fingo di prendere appunti, scuoto il capo in cenno di assenso, faccio interventi anche se fuori luogo. Ma niente. Naturalmente i risultati sono scarsi e dopo un po’ di quel movimento incessante i folletti e le fate mi chiamano a loro. Facendo, però, un esame di coscienza non si può dare tutta la colpa ai proff poiché in fondo è anche vero che i giovani d’oggi peccano di fantasia, forse perché attualmente non gli si richiedono grandi sforzi. Non bisogna viaggiare con la mente più di tanto, basta chiedere e per magia. il desiderio si materializza in oggetto, e voilà, le jeus son fait. Ai giorni nostri è tutto materiale, non c’è più quell’immaginazione, creatività e inventiva di una volta. Forse i nostri genitori avevano più ideali, noi semplicemente abbiamo più cose. Ma se ci pensate la colpa non è nostra che siamo nati con questo pacchetto preconfezionato di griff, di tv spazzatura e quant’altro di superficiale, forse la colpa è di chi ci ha preceduto, cioè gli adulti, che hanno, fanciullescamente, permesso alle industrie, ai mass media ecc., di farci crescere in maniera disordinata e così approssimativa. È normale che non ci interessi la natura, la poesia, la filosofia, dove Parmenide non è altro che un “fattone” e Socrate il più grande spacciatore della storia. Siamo cresciuti con i gadget, ed è così che la banalità ci circonda e la sera le bambine si immedesimano nelle veline e le madri sognano un future per le loro figlie fatto di calciatori, soldi e tv.

Per favore ridatemi la mia infanzia.

Voglio tornare bambina!

Prof. Katia Carlini – docente precaria di filosofia, psicologia e scienze dell’educazione;

Alunna Saida Mazzarini del VBS del liceo delle scienze sociali S.Rosa di Viterbo;

Alunna Miriamo Monaco del VBS del liceo delle scienze sociali S.Rosa di Viterbo;

Alunna Paola Sensini del IVH del liceo scientifico Isacco Newton di Roma

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